#2 · 19 settembre 2025 — Cina, India e la nuova geografia dell'intelligenza artificiale
Cari studenti e care studentesse,
eccoci al secondo appuntamento con TrasformAzioni, la newsletter settimanale di attualità e innovazione del corso di Digital Transformation and Innovation Management.
Questa volta volgiamo lo sguardo verso l’Asia, oggi vero epicentro della competizione tecnologica globale. Cina e India stanno ridefinendo le traiettorie dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori, mentre l’Occidente appare alle prese con il rischio di un progressivo arretramento.
In questa uscita affrontiamo due dimensioni cruciali della trasformazione digitale:
- la geopolitica dei semiconduttori e dell’AI, con la Cina e l’India che cercano di affermarsi come attori protagonisti;
- la biotecnologia come frontiera dell’open innovation, dove le big pharma occidentali si rivolgono alle biotech cinesi per accelerare ricerca e sviluppo.
I cinque articoli selezionati raccontano storie di rincorse tecnologiche, strategie industriali e infrastrutture decisive, ma anche di partnership internazionali e di un’AI che diventa sempre più terreno di potere, influenza e capacità produttiva.
1. Huawei e i chip cinesi: rincorsa accelerata ma ancora dipendente dall’Occidente
Huawei e altre aziende cinesi stanno recuperando terreno nella corsa ai semiconduttori. Nonostante le restrizioni americane, Pechino ha avviato alternative ai processori Nvidia e progressi nei settori chiave come memoria e apparecchiature per la produzione di chip. Restano però nodi irrisolti: dipendenza da strumenti critici (litografia avanzata di ASML) e debolezza negli ecosistemi software (CUDA di Nvidia domina ancora).
Perché ci interessa: l’innovazione tecnologica è inseparabile da geopolitica e filiere globali. La Cina mostra cosa significa cercare una semi-sovranità tecnologica, con tutte le opportunità e i rischi che comporta.
2. Alibaba e la strategia cinese sull’AI: chip proprietari e visione autarchica
Alibaba ha presentato un nuovo microprocessore per l’AI, interamente fabbricato in Cina e compatibile con strumenti globali come CUDA e PyTorch. Parallelamente, Pechino ha annunciato investimenti da 50 miliardi in tre anni e un piano per triplicare la capacità produttiva di chip AI entro il 2026. La borsa ha premiato la notizia con un +18,5%.
Perché ci interessa: la Cina non rincorre soltanto, ma prova a riscrivere le regole del gioco. L’approccio di Alibaba — autarchia hardware + apertura software — è un modello di strategia duale che unisce indipendenza nazionale e integrazione internazionale.
3. India e l’AI: un potenziale gigante con fondamenta fragili
L’India è il mercato più rapido in crescita per ChatGPT e ha lanciato i suoi primi modelli linguistici locali (Sarvam AI e Bharat Gen). Modi punta a fare del Paese un leader nell’AI, ma i limiti strutturali sono significativi: pochi investimenti privati (1,2 miliardi $ nel 2024 contro i 109 miliardi americani), capacità di data center al 3% del totale mondiale, fuga di talenti e scarsa integrazione tra industria e accademia.
Perché ci interessa: l’India è un laboratorio ideale per capire che numeri e potenziale non bastano senza ecosistemi solidi. Una lezione valida anche per l’Europa: senza infrastrutture, politiche mirate e capitale umano qualificato, si rischia di restare consumatori e non produttori di innovazione.
4. Record di accordi tra le big pharma globali e le biotech cinesi
Il 2025 ha segnato un’accelerazione storica: 61 accordi di partnership tra multinazionali farmaceutiche e biotech cinesi nei primi sei mesi, per un valore di 48,5 miliardi di dollari. Pfizer, AstraZeneca, Merck e altri hanno puntato su licenze, R&D e co-sviluppo, soprattutto in oncologia e malattie croniche. Le biotech cinesi offrono piattaforme avanzate (AI per drug discovery, anticorpi multispecifici, antibody-drug conjugates) e costi competitivi.
Perché ci interessa: la Cina si consolida come hub biotecnologico globale, capace di attrarre capitali e know-how occidentali. È un esempio concreto di open innovation internazionale, che mostra come i flussi di conoscenza si dirigano verso gli ecosistemi più dinamici, indipendentemente dai confini.
5. OpenAI costruirà un data center in India
OpenAI investirà circa 50 miliardi per un mega data center da 1 gigawatt in India, nell’ambito del programma globale “Stargate”. Il progetto mira a rafforzare la capacità infrastrutturale per supportare l’AI, affiancando superfactory negli USA e ad Abu Dhabi. L’India è scelta non solo per i numeri del mercato (in forte crescita) ma anche come hub geopolitico strategico.
Perché ci interessa: l’AI non è solo software. Servono data center, energia e partnership locali per renderla scalabile. Questo progetto mostra la filiera industriale dell’AI: hardware, infrastrutture, mercati e governance. Un richiamo a guardare alla trasformazione digitale come a un ecosistema integrato, e non come a una singola tecnologia.
Su cosa riflettiamo: dalla Cina all’India, passando per le grandi multinazionali occidentali, emerge una lezione chiara:
- l’innovazione si gioca sulle infrastrutture (chip, data center, piattaforme),
- si alimenta grazie a partnership globali (biotech, pharma, AI),
- e dipende da scelte politiche e strategiche tanto quanto da quelle tecnologiche.
Buon fine settimana.
Antonio