Tra Babele e Gerusalemme: la Chiesa interroga l’intelligenza artificiale
(TrasformAzioni #13 - Il libro del mese: «Magnifica Humanitas», Lettera Enciclica di Papa Leone XIV, 15 maggio 2026)
Cari studenti e care studentesse,
Dopo un breve stop torniamo con il nostro appuntamento settimanale. Questa settimana, a chiusura del mese, lasciamo per la prima volta il consueto giro di articoli di attualità per dedicarci a un solo testo: «Magnifica Humanitas», la prima Lettera Enciclica di Papa Leone XIV, pubblicata il 15 maggio 2026 e dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Non è un libro nel senso tradizionale, ma un documento magisteriale di oltre quaranta pagine, che si inserisce nella tradizione della Dottrina sociale della Chiesa inaugurata da Leone XIII con la Rerum novarum, di cui quest’anno si celebra il 135° anniversario. È un testo che pretende di dire qualcosa sul governo dell’intelligenza artificiale e merita la stessa attenzione che dedichiamo ai paper tecnici o ai position paper che commentiamo di solito.
Il motivo per cui vale la pena leggerlo in un corso di Digital Transformation Management non è la sua autorità religiosa, ma la qualità dell’analisi: l’Enciclica intreccia non-neutralità degli algoritmi, concentrazione del potere tecnologico in pochi attori privati transnazionali, governance, sostenibilità ambientale dell’IA e limiti all’uso militare dei sistemi autonomi, restituendo un quadro che dialoga direttamente con i temi che trattiamo ogni settimana.
Il libro
Titolo: «Magnifica Humanitas». Autore: Papa Leone XIV. Anno: 2026. Il testo si muove tra due immagini bibliche che ne reggono l’intera architettura in cinque capitoli: la torre di Babele, costruita sull’orgoglio, sull’uniformità e sulla pretesa di autosufficienza, che finisce nella dispersione; e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme sotto la guida di Neemia, “pezzo per pezzo”, come opera di responsabilità condivisa.
Su questa alternativa, dominio o corresponsabilità, si misura il giudizio sull’intelligenza artificiale che il terzo capitolo sviluppa in modo più diretto: l’IA non è di per sé un bene né un male, ma “non è mai neutrale”, perché porta con sé le scelte di chi la progetta, la finanzia, la regola e la usa. Il quarto capitolo applica questo criterio al lavoro e alla verità nella transizione digitale; il quinto lo estende fino alle armi autonome e alla corsa tecnologica tra potenze.
Alcuni spunti chiave:
- La non-neutralità dell’IA come principio guida: ogni sistema incorpora ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza. Il discernimento etico, scrive Leone XIV, non può limitarsi a chiedersi se un sistema sia usato per un fine buono, ma deve interrogare come è stato progettato e quale idea di persona vi è inscritta.
- La concentrazione di potere come rischio sistemico: a differenza delle rivoluzioni tecnologiche del passato, guidate dagli Stati, oggi i motori dello sviluppo sono attori privati transnazionali con risorse superiori a quelle di molti governi: un tema che l’Enciclica legge attraverso i concetti di bene comune e destinazione universale dei beni.
- La proposta di “disarmare” l’IA: non un appello anti-tecnologico, ma l’idea di sottrarre l’intelligenza artificiale alla logica della competizione, oggi non più solo militare ma anche economica e cognitiva, e di rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare.
- Limiti netti sull’uso bellico dell’IA: l’Enciclica esclude la possibilità di “agenti morali artificiali” e richiede che la decisione di usare la forza letale resti sempre sotto controllo umano effettivo, tracciabile e responsabile: un criterio applicabile, mutatis mutandis, a qualunque sistema automatizzato che decida su lavoro, credito o accesso ai servizi.
«Non serve un’IA più morale, se questa morale è decisa da pochi. Serve una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi.»
Perché ci interessa: perché l’Enciclica affronta, con un linguaggio diverso dal nostro ma con preoccupazioni sovrapponibili, i nodi che attraversano il corso: la governance e l’etica dell’IA (chi fissa i criteri, chi ne risponde), la geopolitica tech (pochi attori privati con un potere comparabile a quello degli Stati), il capitale umano (il limite e la fragilità non come difetti da correggere ma come condizioni della crescita e del lavoro dignitoso) e, indirettamente, i business model (l’invito a “disarmare” la competizione algoritmica ha implicazioni dirette su come le imprese tecnologiche scelgono di competere, di regolarsi e di rendere conto delle proprie scelte progettuali). È un testo che chiede alle organizzazioni di interrogarsi su accountability, trasparenza e impatto ambientale dei propri sistemi di IA ben prima che lo imponga una normativa.
Buon fine settimana,
Antonio