TrasformAzioni #12 - Settimana del 28 novembre 2025
Il nuovo regime dell’attenzione: quando l’AI diventa il primo filtro della realtà
Cari studenti e care studentesse,
Questa settimana festeggiamo la fine delle lezioni di digital marketing con un focus immersivo sulla relazione tra AI e marketing. Gli articoli selezionati ruotano attorno a un’unica frattura che diventa sempre più evidente: non è più il digitale a cambiare il comportamento delle persone; è l’intelligenza artificiale a riorganizzare il modo stesso in cui percepiamo, scegliamo, valutiamo, desideriamo.
È come se la scelta, in ogni ambito, dal viaggio alla spesa, dalla pubblicità alla creatività, fosse già parzialmente “preconfezionata”.
L’AI non sostituisce l’umano: gli prepara la strada, gli suggerisce il percorso, e nel frattempo lo educa a desiderare ciò che è più semplice, immediato, frizionale.
Dentro questo scenario, ho diviso gli articoli della settimana in cinque grandi aree tematiche, che letti insieme compongono un’unica domanda:
quanto controllo abbiamo ancora sulle nostre decisioni quando ogni decisione nasce già filtrata da un algoritmo?
1. Consumatori e algoritmi: la scelta che non sembra una scelta
Il dato più forte della settimana arriva dalla ricerca Eumetra: un cliente su cinque compie almeno una parte del proprio shopping seguendo direttamente raccomandazioni dell’AI.
La mappa è impressionante:
- 22% nel gaming,
- 21% nella ristorazione,
- 20% nei beni tecnologici,
- percentuali molto alte anche per moda, arredamento e alimentare.
Ma la parte più interessante è un’altra:
l’AI entra prima dei motori di ricerca e dei siti dei brand.
È diventata la porta d’ingresso cognitiva del consumo.
Non è solo una questione di praticità. È l’emergere di un nuovo rischio:
quando la facilità supera la criticità, la scelta si trasforma in abitudine.
La scelta più semplice diventa la scelta più probabile — e nel lungo periodo, la scelta più frequente.
Perché ci interessa
Perché sta cambiando il modo in cui i mercati funzionano:
non competiamo più per attenzione, ma per selezionabilità algoritmica.
Il valore non sta nell’essere visti, ma nell’essere raccomandati.
2. Pubblicità e creatività: la nuova dittatura dell’algoritmo
Il mercato pubblicitario 2025 parla ormai una lingua sola: video + AI.
Il digitale supera stabilmente il 50%, e fino al 10% dei budget media è ormai dedicato alla sperimentazione su nuovi formati generativi.
Tre tendenze chiave:
1. L’algoritmo detta il ritmo della creatività
Reuters usa l’AI per mostrare la differenza tra informazione autentica e informazione distorta: un segnale culturale fortissimo.
Nike e Porsche sperimentano forme ibride dove la creatività umana incontra capacità generative che ampliano il possibile.
2. L’ecosistema diventa simultaneo
Oggi il consumo non è più lineare: i brand devono essere presenti su più piattaforme, su più tempi e con più formati contemporaneamente.
L’AI permette esattamente questo: scalare la creatività senza moltiplicare i costi.
3. L’avanzata delle piccole aziende
La “coda lunga” entra nella pubblicità grazie all’AI:
le PMI rappresentano ormai il 25% della spesa complessiva.
Strumenti fino a ieri inaccessibili, targeting predittivo, generazione contenuti, configuratori, diventano democratici.
Perché ci interessa
Perché la creatività, nell’era dell’AI, non è più un atto ispirato ma un processo algoritmico.
La differenza non la farà la tecnologia (che presto tutti avranno), ma la capacità di dare senso, non solo di dare forma.
3. Agenti AI, creator e nuove interfacce del desiderio
Se c’è un’area dove il cambiamento è già rivoluzione, è la creator economy.
L’articolo mostra un conflitto che definisce la prossima decade:
creator umani vs agenti AI.
Gartner stima che entro il 2028 un terzo dei software avrà funzioni agentiche integrate.
I casi concreti sono già qui:
- Amazon Rufus che trasforma lo shopping in dialogo;
- TikTok Symphony che genera video, avatar e voci;
- Shopify Sidekick che assiste i seller;
- Netflix con chatbot narrativi.
La battaglia è culturale prima che tecnologica:
l’AI può imitare contenuti, moltiplicarli, personalizzarli;
ma può replicare l’autenticità?
Luca Leoni lo dice chiaramente:
«Non servono più contenuti. Serve valore e autenticità.»
Eppure, l’ibridazione sembra inevitabile:
il creator dà visione, l’AI dà scala.
Perché ci interessa
Perché questa è la nuova alfabetizzazione:
saper creare con l’AI senza essere sostituiti dall’AI.
Una competenza che vi accompagnerà in qualsiasi ruolo futuro.
4. Turismo e piattaforme: quando l’agente diventa intermediario dell’intermediario
Il pezzo del FT è forse il più “macro” della settimana.
Booking, Expedia e Airbnb temono la nascita degli agenti AI non perché rubino utenti, ma perché saltano l’intermediazione.
L’agente non confronta: decide.
Non cerca: organizza.
Non propone: prenota.
Per hotel e compagnie aeree questo significa:
il 15–20% di commissioni delle OTA potrebbe essere risparmiato.
Per le piattaforme, significa mettere a rischio la loro stessa ragion d’essere.
La mossa difensiva è evidente:
partnership con OpenAI, dataset proprietari, funzioni agentiche integrate.
Ma il CEO di Booking lo ammette senza giri di parole:
“Non esiste alcun moat.”
Perché ci interessa
Perché illustra un principio strategico:
quando l’AI diventa interfaccia, chi controlla l’interfaccia controlla il mercato.
Non basta innovare: bisogna controllare il punto di accesso.
5. La velocità del cambiamento e la lentezza dell’umano
L’articolo di Dagnino è il contrappunto filosofico di tutta questa trasformazione.
Mentre gli altri articoli mostrano come l’AI ridisegna i processi, lui ci ricorda che il vero punto cieco è un altro:
la mente umana non è programmata per cambiamenti esponenziali.
L’AI evolve per salti, accelerazioni improvvise, curve non lineari.
L’umano apprende per gradi, necessita di lentezza, memoria, frizione cognitiva.
Il cambiamento del cambiamento — come lo chiama Dagnino — è questo:
non devi adattarti solo a nuovi strumenti,
ma al fatto che l’adattamento è diventato continuo, permanente, senza tregua.
Perché ci interessa
Perché la sfida più grande della nostra epoca non è tecnologica ma mentale:
costruire una mentalità evolutiva, capace di vivere nella transizione costante senza esserne travolta.
Che cosa resta della scelta quando la scelta è già filtrata?
Questa settimana ci dice una cosa molto precisa:
l’AI è diventata il nuovo ambiente cognitivo.
- Decide cosa vediamo.
- Suggerisce cosa scegliere.
- Anticipa ciò che vogliamo.
- E rende invisibile la sua stessa opera di mediazione.
Per questo il compito fondamentale non è “sapere usare l’AI”,
ma sapere riconoscere quando l’AI ci sta usando.
La vera competenza del futuro sarà questa:
difendere il margine umano nelle decisioni, quel piccolo spazio dove ancora possiamo fermarci, pensare, valutare, contraddire, cambiare strada.
Ed è esattamente ciò che allena TrasformAzioni ogni settimana.
Buon fine settimana,
Antonio