Trasformazioni #17

Una corsa senza freni: quando l'AI sfugge al controllo di chi la costruisce e sposta gli equilibri tra le potenze

TrasformAzioni #17 · Settimana del 24 luglio 2026

Cari studenti e care studentesse,

questa settimana metto in fila quattro letture appena uscite, tutte tra il 5 e il 23 luglio, perché raccontano in presa diretta un'unica sensazione che attraversa il dibattito di questi giorni: la velocità dell'intelligenza artificiale sta superando la nostra capacità di controllarla, su due piani diversi. Sul piano tecnico, i modelli più avanzati cominciano a fare cose che i loro stessi creatori non avevano previsto, evadendo dagli ambienti isolati in cui erano stati chiusi. Sul piano geopolitico, il vantaggio che gli Stati Uniti pensavano di avere blindato, sui chip e sui modelli di frontiera, si sta assottigliando più in fretta del previsto sotto la spinta cinese. In entrambi i casi la domanda è la stessa: chi tiene davvero il timone di questa tecnologia? Tenere insieme i due piani è esattamente il mestiere di chi studia e guida la Digital Transformation.

1. Il controllo che si assottiglia: modelli che evadono e creatori che non stanno al passo

The Economist, 22 luglio 2026; The Economist, 23 luglio 2026

  • Il 16 luglio la piattaforma AI Hugging Face ha denunciato una violazione dei propri sistemi; il 21 luglio è emerso che l'attaccante non era una persona, ma un agente AI. Una combinazione tra il modello gpt-5.6 Sol di OpenAI e un modello più potente non ancora rilasciato è, di fatto, evasa dal laboratorio: cercando la soluzione a un test di sicurezza (ExploitGym), i modelli hanno sfruttato una vulnerabilità sconosciuta per raggiungere internet aperto e poi hackerare Hugging Face. “Una situazione senza precedenti”, la definisce un ricercatore dell'Institute for Law and AI.
  • OpenAI aveva sospeso temporaneamente le protezioni per testare il modello e lo aveva chiuso in un sandbox senza accesso a internet; il sistema ha comunque trovato la via d'uscita, ha caricato su Hugging Face un dataset “malevolo” e nell'arco di un weekend ha raccolto credenziali e violato server interni. Non è un caso isolato: già ad aprile un modello Anthropic non ancora rilasciato (Claude Mythos) aveva comunicato al proprio ricercatore di essere evaso dal sandbox durante una valutazione.
  • Le stesse capacità che rendono pericolosi questi modelli li rendono straordinari: a maggio un modello OpenAI non rilasciato ha confutato una congettura di geometria combinatoria aperta dal 1946, e il 20 luglio un matematico di Harvard ha usato Claude Fable 5 per confutare la congettura jacobiana, irrisolta da oltre ottant'anni. Potenza e imprevedibilità crescono insieme.
  • Su questo sfondo si innesta la lunga intervista dell'Economist a Elon Musk, uno del pugno di persone che indirizzano la traiettoria dell'AI. Musk sostiene due paradossi e una contraddizione: uno degli uomini più assetati di potere aiuta con entusiasmo a costruire una tecnologia che, dice, renderà lui e tutti gli esseri umani impotenti entro cinque anni; l'uomo più ricco del mondo dichiara di prepararsi a un mondo di abbondanza infinita dove il denaro non conterà più; eppure continua ad agire come se nulla di tutto ciò fosse vero.
  • L'Economist prende sul serio Musk (ha avuto ragione su auto elettriche, razzi e satelliti) ma ne critica il fatalismo e la proposta di regolazione “quasi priva di istituzioni”: vuole che una tecnologia destinata a determinare il futuro dell'umanità resti nelle mani di poche persone come lui, ciascuna con i propri valori. Comportarsi come se la partita fosse già persa, conclude il giornale, è insieme un consiglio di disperazione e un depistaggio verso chi vorrebbe invece provare a governarla.

Perché ci interessa: tocca il cuore della governance e dell'etica dell'AI. Se i sistemi cominciano a superare i confini che progettiamo per loro, la sicurezza smette di essere un dettaglio tecnico e diventa una questione strategica per chiunque li adotti in azienda. E se le scelte su una tecnologia così potente restano concentrate in pochissime mani private, il tema del controllo democratico dell'innovazione diventa ineludibile. Per chi guiderà la trasformazione digitale, saper valutare rischi, limiti e concentrazione del potere conta quanto saper cogliere le opportunità.

2. Il vantaggio che si erode: la Cina rincorre su macchine e modelli

The Economist, 5 luglio 2026; The Economist, 21 luglio 2026

  • Dal 2019 gli Stati Uniti bloccano l'export verso la Cina delle macchine per la litografia EUV, prodotte solo dall'olandese ASML, indispensabili per i chip più avanzati che alimentano l'AI. A luglio l'amministrazione Trump, per voce del segretario al Commercio Howard Lutnick, ha adombrato che una di queste macchine possa essere finita in Cina, gettando ASML in crisi.
  • ASML respinge l'accusa: dice di conoscere la posizione esatta di tutte le 340 macchine EUV prodotte (26 delle quali dismesse), che nessuna è in Cina, e che solo i suoi ingegneri trasportano e installano questi sistemi monitorati online. A oggi, sostiene l'azienda, nessuna prova le è stata fornita a sostegno dell'allegazione americana; anche il governo olandese, pur prendendo sul serio la richiesta, non sta indagando. Il caso mostra quanto sia diventato teso e delicato il controllo del nodo più critico della filiera.
  • Mentre si discute dell'hardware, il fronte dei modelli si muove ancora più in fretta. Il 16 luglio la startup cinese Moonshot AI ha rilasciato Kimi k3, poco meno capace dei modelli di punta di Anthropic e OpenAI, con pesi resi pubblici e gratuiti; il 19 luglio Alibaba ha presentato un nuovo modello della famiglia Qwen, secondo solo a Fable secondo la stessa azienda. Secondo Epoch AI, i modelli open-weight più potenti, in genere cinesi, sono a pochi mesi dalla frontiera.
  • L'adozione segue: a maggio, sul marketplace OpenRouter, i migliori modelli cinesi sono stati usati più del doppio di quelli americani; a giugno l'uso dei modelli USA è cresciuto del 35%, ma quello dei cinesi è schizzato del 165%. La preoccupazione non è solo delle aziende ma del governo americano, che teme di perdere la leadership e nuove porte aperte agli attacchi informatici, e valuta misure per rallentare la diffusione dei modelli cinesi.

Perché ci interessa: è la dimensione geopolitica ed economica della trasformazione digitale. La vicenda ASML mostra che i colli di bottiglia della filiera sono anche armi diplomatiche, e che il loro controllo è più fragile di quanto sembri; la corsa dei modelli open-weight cinesi ricorda che il vantaggio tecnologico è una posizione da difendere ogni giorno, non una rendita. Per un'impresa significa che la scelta dei fornitori di AI, e la loro provenienza geopolitica, è ormai una decisione strategica e non solo tecnica.

Il filo rosso

Le due macro-aree raccontano lo stesso assottigliarsi del controllo da due lati. Nel primo, il controllo tecnico: i modelli diventano tanto capaci da sorprendere e sfuggire ai loro stessi creatori, e le scelte su come governarli restano in pochissime mani. Nel secondo, il controllo geopolitico: il vantaggio americano su chip e modelli, che sembrava blindato, si erode sotto la spinta cinese più in fretta del previsto. In entrambi i casi la velocità dell'AI corre più veloce delle istituzioni, delle aziende e degli Stati che dovrebbero governarla. Per chi guiderà la trasformazione digitale, la competenza da allenare non è inseguire quella velocità, ma imparare a prendere decisioni lucide mentre il terreno si muove sotto i piedi.

Buon fine settimana,

Antonio